Nell'estate del 1984, due dei calciatori più illustri dell'epoca si trasferirono in Serie A.
Diego Maradona lasciò il Barcellona per raggiungere il Napoli per 13 miliardi e mezzo di lire (record mondiale dell'epoca) e Karl-Heinz Rummenigge dal Bayern Monaco passò all'Inter per 8 miliardi e mezzo di lire (secondo trasferimento più costoso all'epoca).
Ad aggiungersi a queste due superstar e ad unirsi ad artisti del calibro di Zico (Udinese), Falcao (Roma), Socrates (Fiorentina) e Michel Platini (Juve) nel campionato più bello del mondo, ci fu un inglese di nome Ray Colin Wilkins. Venduto dal Manchester United al Milan per tre miliardi e mezzo di lire del vecchio conio, Ray ha trascorso tre anni in Italia e si è affermato come baluardo del centrocampo rossonero.
L'ex Manchester United arrivò a San Siro durante un'era tumultuosa per il club. Il Vecchio Diavolo era appena tornato in Serie A un anno prima, dopo essere stato retrocesso nel 1980 a causa dello scandalo delle scommesse del Totonero, e di nuovo nel 1982 dopo prestazioni disgraziate sul campo (e un gentile regalo del portiere del Napoli, Castellini)
Squadra e società erano in un periodo di transizione. Tuttavia, guidati dall'allenatore svedese Nils Liedholm, i giganti feriti iniziarono di nuovo a crescere e per farlo guardarono ancora all'Inghilterra nonostante il disastro Blissett.
Infatti, Wilkins non fu l'unico inglese a trasferirsi al Milan nel 1984. Mark Hateley, attaccante del Portsmouth, si unì a lui quell'estate e, per ammissione di Wilkins, questo aiutò la coppia ad ambientarsi in Italia, anche se aiutò ben poco a migliorare le loro abilità linguistiche. Tuttavia, Wilkins ha presto imparato ad amare l'Italia, e il suo Stile di Vita e soprattutto la passione per il calcio degli italiani.
Giocatore astuto e di classe, Wilkins si è inserito senza problemi nella formazione per 4-1-3-2 di Liedholm, giocando centralmente nel tridente del centrocampo rossonero. Sebbene non sia mai divenuto famoso per i gol, l'inglese era una presenza importante sul campo. Il suo dinamismo e la sua intelligenza gli hanno permesso di contribuire ad entrambi gli aspetti del gioco, intercettando passaggi e contenendo gli avversari durante la fase difensiva, mantenendo la palla sempre in movimento e fornendo un collegamento tra centrocampo e attacco quando in possesso con lanci precisi ed efficaci.
Nella sua prima stagione, ha aiutato il club a raggiungere il quinto posto e la qualificazione alla Coppa UEFA. Ray è stato anche un protagonista della Coppa Italia di quell'anno, trascinando la squadra in finale, sfortunatamente persa 3-1 (finale che si giocava in due partite) contro una Sampdoria che vantava artisti del calibro di Roberto Mancini, Gianluca Vialli e Graeme Souness.
Fu durante la stagione del debutto che Wilkins conobbe alcuni dei suoi momenti più belli nel calcio italiano, in particolare nel derby e contro la Juventus. L'inglese è rimasto particolarmente incantato dall'atmosfera febbrile del Derby della Madonnina e ricorda vividamente la sua esperienza nel Derby. "...Rosso e nero a un'estremità dello stadio, azzurro e nero all'altra, l'incontro di fumo nel mezzo del campo, l'urlo assordante della curva che mi fece venire i brividi. E' stato qualcosa di fantastico ed indimenticabile".
Questo ricordo incredibile è stato reso indelebile dalla famosa vittoria dei rossoneri, ponendo fine a una maledizione durata sei anni senza una vittoria nel Derby. In effetti, è stata una giornata indimenticabile per entrambi gli inglesi del Milan, dato che Mark Hateley con il suo iconico goal ridicolizzando nello stacco il difensore avversario (e traditore della patria rossonera) Collovati ha scritto per sempre il suo nome nella storia rossonera.

Nel prosieguo di quella stagione, Wilkins avrebbe avuto un ruolo altrettanto importante nel trionfo del Diavolo sulla Juventus di Platini. Ray qualche anno dopo disse: “Dopo un palo clamoroso colpito sull'1-1 pensavo di aver segnato l'importante goal del 2-2 ma Pietro (Virdis) ci mise una natica e il goal lo diedero a lui -trattenendo a stento una risata-. Alla fine li battemmo 3-2, fu una partita bellissima."
La stagione successiva è stata oscurata dai problemi del Milan fuori dal campo. Il presidente, Giuseppe Farina, andò in esilio in Sudafrica dopo essere stato sospettato di aver trafugato soldi dal club, episodio che paradossalmente si dimostrò l'inizio dell'era di maggior successo nella storia del Milan. Alla metà della stagione 1985/86, il magnate dei media (e non solo) Silvio Berlusconi acquistò il Milan e iniziò la sua nuova e rivoluzionaria avventura.
Wilkins trascorse solo un anno nella presidenza Berlusconi e nel 1987 fu venduto quasi come un peso per l'imminente arrivo del triumvirato olandese, Marco Van Basten, Ruud Gullit e (un anno più tardi) Frank Rijkaard.
Qualche anno più tardi, riguardando indietro e pensando alla sua cessione, anche Wilkins ammise che competere con questo calibro di giocatori sarebbe stato impossibile per lui:
"Quando hai campioni del calibro di Gullit e Van Basten che arrivano, non ci sono troppi giocatori che possono tenerli fuori. Io e Mark non eravamo stati abbastanza bravi da tenerli fuori e per il bene e la crescita del Milan era giusto che gli facessimo spazio."
La citazione definisce Wilkins come giocatore e come uomo; onesto, umile e intelligente. In 73 presenze, ha raccolto due gol, ma sono stati i tratti di cui sopra a renderlo un uomo di successo con i rossoneri.
Si meravigliò della precisione e dell'importanza della tattica nel calcio italiano ma si ambientò rapidamente, prendendo in mano elegantemente il centrocampo del Milan, con la sua organizzazione di gioco e i suoi lanci liftati e precisi al millimetro, ecco perchè veniva chiamato "Razor". Per i suoi lanci tagliati e precisi come una lama di rasoio.
Wilkins al Milan non ha vinto nessun trofeo. Tuttavia, è stato un ingranaggio sempre presente e di qualità in una squadra che ha gettato le basi per quella che è diventata una delle squadre più forti che il calcio europeo e mondiale abbia mai visto.
Wilkins non ha fatto parte della squadra degli Immortali, ma seppur sia scomparso nell'Aprile 2018, immortale lo rimane nei cuori dei tifosi rossoneri che hanno potuto ammirare le sue gesta.
Mi ricordo che ci rimasi male quando si parló di scambiarlo con Cerezo.
RispondiEliminaChe era più forte... Ma Ray era Ray...